La storia di latte di mamma Alessandra e Federico

La nostra storia di latte inizia con un parto cesareo programmato perché tu, piccolo mio, hai deciso di non girarti nella pancia.

Gravidanza bellissima, parto veloce ed indolore, al secondo giorno già passeggiavo per i corridoi. Dopo aver seguito tutti i corsi di Monica, conosciuta grazie ad un’amica Monica’s addicted, aver letto tanti articoli e armata di tutte le buone intenzioni, mi trovo però a scontrarmi con un allattamento che parte a rilento e con molte difficoltà.

Col cesareo il mio Federico è sonnolento, si stanca subito di ciucciare e la montata così tarda ad arrivare. Lui è famelico e si attacca con energia ed arrivano puntuali le ragadi. Nonostante il dolore tremendo non demordo. Il terzo giorno chiamo Monica che mi manda la collega di Asti, Nicoletta. Mi attacca al tiralatte e mi aiuta a curare le ragadi. Dobbiamo però dare l’aggiunta perché Federico è calato troppo di peso. Io piango come una fontana in continuazione senza un motivo. Ormoni dicono. 

Io però provo un senso di fallimento perché non riesco a combattere contro quel dolore terribile che rende così difficile di allattare il mio cucciolo. Arrivo a casa e Monica mi raggiunge subito. Da quel momento per i tre mesi successivi è un susseguirsi di poppate, tiralatte, pasti e dormite veloci.

  • Le consulenze in allattamento di Monica Bielli

A metà del terzo mese di Federico, confortata dalla costante diminuzione di consumo di latte artificiale, decido di fare il salto. Tolgo l’aggiunta. I tre mesi successivi sono pieni di dubbi e di paure, di tentennamenti. Ma Federico cresce e cresce bene. È un cucciolotto tutto rotolini e guancette paffute. Nonostante ciò ogni volta che Fede piange un po’ di più penso subito di non aver abbastanza latte e di dover ritornare al LA. Poi qualcosa dentro di me mi fa desistere e proseguo con il mio latte aumentando gli attacchi.

Ma il dolore non passa. Le ragadi sono guarite da tempo ma lui, il dolore maledetto, non se ne va. Sento Monica, ricontrolliamo l’attacco e non riusciamo a capire quale sia il problema. Ma non mollo, voglio arrivare almeno ai 6 mesi. A Settembre Fede inizia lo svezzamento, lui è un buongustaio, mangia di tutto con voracità. Ma la sua tetta è sacra, guai a chi gliela toglie. Passa Natale e l’inverno, arriva il primo compleanno e Fede e la sua puppa fanno una coppia inseparabile. E anche il dolore c’è ancora; lui fa coppia fissa con me. Ma giorno dopo giorno i mesi passano. Ora siamo a quasi 17 mesi. Lui non ha la minima intenzione di abbandonare la sua amata. E io ho imparato a convivere con questo dolore ai capezzoli.

Cosa mi ha fatto resistere fino a qui? La gioia di vederlo crescere con il mio latte, i suoi occhietti luminosi ed innamorati che mi guardano mentre ciuccia beato, il sentirlo abbandonarsi totalmente in pace attaccato e tra le mie braccia.

Ci ho messo 4 anni ad averlo e ho perso due bambini prima di lui per cui niente e nessuno mi avrebbe impedito di fare quello che ritenevo fosse il meglio per lui. Ovvero allattarlo al seno. Nemmeno quel maledetto dolore. La mia autostima ne ha alla fine guadagnato perché ancora una volta la mia caparbietà mi ha premiata.

E come dice la Bielli “Chissefutte”!!! Nonostante tutto siamo felici!! E ora quando lui mi guarda e mi dice tutto innamorato “mamma puppa!”, io mi sciolgo ogni volta! 

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