Ho capito che il latte non è solo fame, ma anche sete, sonno o solo voglia di mamma…

Non mi sono mai fatta molte domande sull’allattamento prima di rimanere incinta. Per me era ovvio e naturale che una mamma allatti i suoi cuccioli. Dall’altra parte, però, prima di avere un figlio pensavo fosse poco piacevole vedere una donna in giro col “seno al vento” per allattare e pensavo che questa donna avrebbero dovuto defilarsi per farlo. Ecco, poi sono rimasta incinta di L. e tutto è cambiato. Ho iniziato a leggere e informarmi tanto e ho scoperto che allattare non è sempre così automatico e che ci possono essere delle difficoltà. Ho capito che un bambino, specie nei primi mesi, quando vuole il latte nn può aspettare e allora ovunque sei va bene. Ho capito che il latte non è solo fame, ma anche sete, sonno o solo voglia di mamma. Ho avuto tanti dubbi da chiarire, come la storia che il seno lo devi preparare mesi prima, che chissà poi se è vera. E ho avuto le prime gocce di latte quando ancora L. era nella pancia, l’ultimo mese di gravidanza. Di una cosa ero comunque praticamente certa, io lo avrei allattato, lo avrei fatto a richiesta e sarei andata avanti fino almeno a due anni e lo avrei fatto ovunque lui ne avesse avuto bisogno, non certo per esibirmi, ma per rispondere a un suo bisogno primario. Appena è nato me lo hanno attaccato al seno e le prime notti in ospedale non sono state facili, io ero stanca e lui era piccolo, entrambi non sapevamo bene come fare. Mi dava fastidio che la gente, famigliari compresi a parte mio marito, stessero li a guardarci in quel difficile e doloroso approccio (sì, perché non si può dire che all’inizio non faccia male). Poi siamo andati a casa e ancora per giorni c’è stata qualche ragade, specialmente da un seno. E ammetto, per qualche giorno il momento in cui capivo che si voleva attaccare era una tragedia, per il dolore. Ma poi insieme ce l’abbiamo fatta e tutto è passato. L. dormiva tanto, come un sasso e spesso capitava che si addormentasse attaccato al seno (alla faccia di Tracy Hogg e del metodo EASY) e io me lo tenevo stretto e me lo guardavo li, completamente abbandonato tra le mie braccia, appagato e felice dopo la poppata. Era una delle gioie più grandi e una delle cose che mi mancherà di più. E che soddisfazioni quando il pediatra mi diceva che il bimbo cresceva bene proprio grazie al mio latte. I mesi sono passati e per me è stata dura svezzarlo perché era la consapevolezza che piano piano si sarebbe staccato da me. Il rientro al lavoro quando aveva 10 mesi ovviamente è stato un altro distacco che ho sofferto, oltre emotivamente anche per via di una mastite, per fortuna passata presto, ma che mi ha portato a decidere di ridurre le poppate. A giugno di quest’anno, ossia a 2 anni ho deciso di allattare solo alle nanne pomeridiane e serali e devo dire che lui l’ha presa meglio del previsto. Non sto qui a raccontare quante persone vedendolo ancora attaccato così”grande” facessero i loro commenti fuori luogo. Poi per motivi vari ad agosto ho deciso che avrei smesso. Convinta al 100% non la ero, avevo le mie motivazioni ma da una parte pensavo che se io avevo ancora latte e lui lo voleva nn era giusto smettere. Mi trovavo a questo traguardo e pensavo che, almeno dal punto di vista psicologico, sia quasi più difficile smettere che iniziare. Erano mesi che ci pensavo ma da una parte nn avevo il coraggio di farlo, ne per me né per lui. Sentivo che lui ne aveva ancora bisogno e che smettere per me significa un nuovo distacco, avevo paura che qualcosa si sarebbe rotto. Ma dall’altra parte iniziavo ad essere stanca. Iniziavo a provare quella sensazione di cui mi hanno parlato alcune mamme e che pensavo di non provare mai… quando senti che ti sta portando via l’anima… che ti prosciuga .. e allora ogni tanto gli.dici “basta ti prego”, consapevole che non sia più una necessità fisiologica ma un bisogno e che un no ogni tanto non faccia male. Cosi a 26 mesi e mezzo è arrivato il momento.. gliene ho parlato, l’ho avvisato… ma la prima notte è stata dura. L’ho stretto forte e abbiamo pianto insieme poi piano piano si è addormentato. Dopo qualche giorno la tetta nn me l’ha quasi più chiesta (anche se le mani le infila), ma trovare una quadra per dormire è stato veramente difficile forse perché con me era troppo abituato ad addormentarsi con la tetta. In ogni caso le mie paure erano infondate, lui la mamma la cerca sempre e mi bacia e mi abbraccia anche senza tetta anche se, forse, quella sensazione che provavano in quel momento unico non sarà più ripetibile.