Storia di Latte tra Loredana e Matteo

Foto bambino allattatoAdesso sono felice, siamo felici. Guardo Matteo tenere le sue labbra aperte appiccicate a ventosa intorno al mio capezzolo e mi sento la donna più forte e fortunata al mondo. Adesso. Ma non è stato sempre cosi. La strada per la felicità è tortuosa, piena di ostacoli, e lunga, molto lunga! Così lenta da percorrere che sembra non finisca mai, ci si convince che nulla mai sarà come ce lo si era immaginato. Matteo è nato il 5 agosto, sano, ai miei occhi bello come il sole. Ma io ero stanca, non ero riuscita a partorirlo naturalmente. Il parto cesareo mi faceva sentire una mamma a metà. Ma in fondo lui era lì, sano e aveva solo tanta voglia di crescere. “Lo attacchi signora”, erano le parole che mi sentivo più dire nei giorni di ospedale. E io pensavo solo: “ma come? Dove lo metto? Come lo tengo? A me fa male! E lui piange!” “Sì signora è normale che faccia un po’ male, è questione di un paio di giorni e passa tutto.”

Quel che girava nella mia testa in quei giorni e soprattutto in quelle notti nel letto dell’ospedale era solo: “si è appena avverato il tuo sogno, finalmente hai qui vicino il tuo cucciolo, e perché allora ti senti così?”. Mi sentivo stanca, non volevo vedere nessuno, non volevo che mi chiedessero come mi sentivo, come mi sentissi a fare la mamma. “E che ne so? Mi sento uno schifo. Mi fanno male i capezzoli da morire! Ogni volta che il bambino si attacca mi fa male la pancia, mi tirano i punti della ferita, mi muovo appena! Non mi danno da mangiare perché devo prima ‘fare aria’. Vedo tutti felici e sorridenti e io mi sento una merda. Ma perché?”. Questo avrei voluto rispondere davvero. E Matteo piangeva, vedevo gli altri neonati nelle loro cullette in giro per il reparto (le loro mamme camminavano già), tranquilli, con gli occhi aperti. Lui o piangeva o ciucciava o dormiva. E io riuscivo a tenerlo attaccato al seno meno di quanto avrei dovuto e voluto, il dolore era lancinante. Ho scoperto dopo che in seconda giornata avevo già le ragadi ad entrambi i capezzoli! Arrivati a casa pensavo che lo sclero fosse finito, che iniziasse finalmente quella meraviglia che avevo tanto sognato. Non andò esattamente così. Dopo tre giorni andammo tutti in consultorio, usciamo felici di andare a pesare Matteo, di fare la nostra prima uscita…per scoprire che non solo non era cresciuto ma era di nuovo calato di peso! Tutto quel dolore al seno, tutto quel tempo passato a cercare di farlo attaccare non era servito a niente? Che nervi! Il mio umore era sotto i piedi. Il foglietto con il numero della consulente per l’allattamento girava per casa da qualche giorno. “Cosa aspettiamo a chiamarla? Amore magari ti dà una mano.” Mi ripeteva mio marito ogni giorno. “Sì, poi la chiamo”, rispondevo io chiedendomi se mi servisse davvero. Non sono nemmeno in grado di allattare mio figlio? Non solo non sono riuscita a partorirlo, ora non so nemmeno fare la cosa più naturale del mondo? Poi mi hanno detto che fra un po’ passa. Passerà. E più pensavo così più la situazione peggiorava! I capezzoli erano distrutti, Matteo stava attaccato in media 40 minuti per tetta e prendeva pochissimo. Mi avevano detto che bastava tenere il seno all’aria e al sole per far guarire le ragadi così giravo tutto il giorno per casa con le tette al vento, con i capelli sporchi e con una stanchezza tremenda. E Matteo piangeva. Il pediatra ci consigliò di fare 24 ore di doppia pesata e capimmo così che il nostro povero cucciolo aveva solo tanta tanta fame. Dopo un ora e mezza di poppata prendeva in media 15/20 grammi! E dopo ogni pesata io mi sentivo sempre peggio, le 24 ore più lunghe e stressanti della nostra vita! Ma sono servite, il pediatra con quei dati decise di farci dare l’aggiunta di latte artificiale per dare forza ed energia al piccolo Matteo. Il primo biberon con 50 gr di latte plasmon se lo tirò giù come se non ci fosse un domani! “Allora sono io? È colpa mia? Eppure al corso pre-parto hanno detto che tutte le mamme hanno il latte? Ma a me quando arriva?” Era passata una settimana. E io stavo sempre peggio. Ricordo che un giorno quando Matteo riuscì ad attaccarsi al seno destro (dopo 15 minuti di tentativi) io sentii una scossa di dolore così forte che lo staccai con forza e lo passai a mio marito. Tra le lacrime gli dissi: “Basta, io non ce la faccio. Tanto non serve a niente!”. Lui è sempre stato molto più paziente di me. “Con calma amore, dai facciamo ancora un tentativo poi basta. Se non ce la fai andiamo avanti con il biberon. Non posso vederti così. Chiamiamo quella ragazza, la Monica Bielli. Se non va molliamo.” E così, guardando Matteo con la bocca spalancata verso il mio seno, telefonai a Monica. Era il 16 di agosto e il mattino dopo arrivò quest’angelo alto con i guanti verdi. La ricordo così, io seduta durante la poppata, triste, demotivata, lei sorridente, comprensiva. La prima che sembrava davvero capire come mi sentissi. Il suo sguardo preoccupato mentre mi guardava i capezzoli mi fece capire che la situazione era bella tosta. “allora non mi sto lamentando per niente?”, pensai. Mi disse che probabilmente c’era una bella infezione in corso oltre alle ragadi. Sembra davvero una cosa stupida e molto semplice ma finchè una donna, una professionista, una mamma non mi ha compreso dicendomi che vedendomi capiva benissimo tutto il dolore che provavo, fino a quel momento non credevo di potercela fare. “Se vuoi mollare lo capisco. Ma proviamo una settimana, ce la fai una settimana? Matteo si attacca molto bene, curiamo i capezzoli, stimoliamo la montata con il tira latte tra una poppata e l’altra e poi ci aggiorniamo? Va bene?” “Noooooooo”, avrei voluto rispondere, “non ce la faccio nemmeno un giorno, altro che una settimana!”. E invece ci provai. Ringrazio Monica per la sua consulenza e il suo sorriso, mio marito che mi obbligò a chiamarla, Matteo che bramava la mia tetta e me stessa per aver tenuto duro! Ma in effetti le cose cambiarono… Due settimane dopo eravamo riusciti ad eliminare completamente l’aggiunta di latte artificiale, ricordo come un sogno la volta che dopo 20n minuti di tetta Matteo aveva preso 75 grammi! Evvai!! Faceva ancora un male tremendo ( i miei capezzoli sono guariti completamente quando Matteo aveva circa due mesi!) ma almeno serviva a qualcosa! Sentivo Monica quasi tutti i giorni, abbiamo lavorato tutti insieme per riuscire in un’impresa che sembrava impossibile. Lui cresceva e io iniziavo a sentirmi sua mamma. Ora quei giorni mi sembrano lontanissimi. Ora che i momenti di tetta sono i più belli della giornata, ora che mentre ciuccia si stacca un attimo, mi guarda con i suoi occhioni verdi, mi sorride a bocca aperta e subito si riattacca! E io mi sciolgo! Ora che la tetta è sempre pronta, che puntualmente il mio cucciolo mangia quando mangio io se siamo al ristorante! Ora che passano ore tra una poppata e l’altra e io penso: “ma amore non hai un po’ di fame? Un po’ di sete?” Ora ringrazio il cielo per avere resistito quando non ne potevo più, quando tutti mi dicevano: massì dagli il biberon e chissenefrega! Ora che quando guardano Matteo e mi dicono: “ma che bello ciccio, lo allatta lei?” , io rispondo orgogliosa: “Siiiiiiiii, tutto latte mio!!” e mi sento invincibile adesso. Questa è la nostra storia, Matteo oggi ha 5 mesi e pesa 8 chili! Io sono sua, mi sono sentita il suo ostaggio nei suoi primi giorni di vita, adesso mi sono innamorata del mio rapitore!